Articolo di Gino di Caporiacco
pubblicato sul Messaggero Veneto del 30 maggio 2005

Il Friuli, Illy e Bertossi

 

     Più che dal confronto tra le opinioni dei due candidati alla presidenza della provincia di Udine, Pressacco e Strassoldo (alquanto reticenti su argomenti di rilevante importanza), opinioni autorevoli e stimolanti si possono ricavare da due diverse interviste: una apparsa sul settimanale della diocesi di Udine e l'altra su queste colonne. Intervistati il neo-deputato triestino Riccardo Illy e il presidente della Cciaa di Udine Enrico Bertossi. Illy dimostra di avere una opinione chiara in merito all'Assemblea delle province del Friuli e, in generale, sui problemi della friulanità.
     Condivide, in primis, <<la necessità di tutelare, anzi valorizzare la cultura e la lingua friulana, come, del resto, quella slovena >>. Riferendosi alla proposta assemblea, ritiene che non sia - in questo momento - lo strumento adatto << per le perplessità da parte delle province di Pordenone e Gorizia >>. E subito aggiunge di aver consigliato agli amici friulani << di seguire una formula diversa, ovvero un'assemblea di chi ci sta: della Provincia di Udine, dei Comuni di questa provincia e dei Comuni che si sentono friulani, nelle province di Pordenone e Gorizia. Oggi come oggi, si rischia di perdere tempo prezioso con il progetto totalizzante. Una volta che si parte, anche con una proposta limitata, gli altri Comuni verranno senz'altro dietro >>. Ci pare di poter concludere che l'opinione di Illy è - riguarda al tema della istituenda Assemblea delle Province del Friuli - chiarissima: conosce il progetto ed è favorevole, favorevole al punto di suggerire ai suoi amici friulani di non perdere tempo e di partire con chi oggi si dichiari disposto a realizzare, sia parzialmente, quel progetto. Riguardo al suggerimento, sicuramente manifestato da Illy in perfetta buona fede, mi sento di sconsigliare caldamente ai suoi amici friulani di seguirlo.

     Guai se da Udine partisse un'iniziativa che potesse apparire come tentativo di disgregazione di altre realtà provinciali, a occidente e a oriente; un'iniziativa che potesse essere creduta il manifestarsi di una "colonialismo" che mirasse alla costituzione di un cosiddetto "grande Friuli" del quale apparirebbe come prevalente collante la lingua. Sarebbe un errore imperdonabile. Occorrono, invece, pazienza e raziocinio: due doti che dimostra di avere - oltre che idee chiare - il giovane presidente della Cciaa di Udine, Enrico Bertossi. Innanzi tutto ha rotto il fronte unitario delle Cciaa a livello regionale, abbandonando l'Unioncamere.

     Le motivazioni di questa rottura nulla hanno a che vedere con questioni linguistiche, etniche, romantiche, idealiste. L'ente che Bertossi presiede è composto e guidato da gente che si preoccupa principalmente di far quadrare i conti economici. Se rottura vi è stata, questa ha motivazioni non certo campanilistiche e tanto meno "friulaniste". La Cciaa della provincia di Udine rappresenta da sola il 50% del Pil regionale e quindi rivendica un ruolo adeguato, anche perché - allo stato attuale delle cose - sarebbe tenuta finanziare il 50% della spesa di Unioncamere che viene ripartita per provincia secondo il relativo peso economico.

     Bertossi - il cui obiettivo principale appare quello di una modifica dello statuto della Unione camerale regionale - mette l'accento sul fatto che << la migliore sinergia si attua tra Udine e Pordenone: le due Camere di commercio hanno identità di vedute a fronte di un tessuto economico simile, con le stesse problematiche, bilanci analoghi e insieme rappresentano il 75% dell'economia regionale >>. E aggiunge: << Insieme non vogliamo creare un soggetto autonomo, ma c'è già una collaborazione molto forte >>.

     Ecco. A noi che siamo sì innamorati del Friuli, ma non tanto per le melodiose villotte o per i paesi che non riusciamo più (per fortuna) a vedere com'erano negli anni della nostra giovinezza e quindi non sterziamo con l'auto per tornare indietro per non considerare la realtà, in quanto innamorarsi perché crediamo fermamente che - affinché esista ancora il Friuli negli anni che verranno - occorre assicurarci che si saranno friulani e quindi sviluppo economico e sociale che questa presenza consenta, la riflessione su queste considerazioni ci appare molto importante.
     Gli ostacoli all'istituzione dell'Assemblea delle Province del Friuli certamente ci sono, ma ci sono anche uomini come Illy - che guardano le cose da fuori dei nostri cortili - che sono fondamentalmente favorevoli, tanto favorevoli che - purché si faccia presto - anche consigliano scorciatoie (per noi pericolose).

      Se si comprendesse che la collaborazione tra le Province di Pordenone e di Udine ha prospettive di diventare ancora più forte, se - per esempio - Udine aiutasse concretamente Pordenone nella battaglia per ottenere che il mandamento di Portogruaro entri a far parte di quella provincia, come più volte le popolazioni interessate hanno dimostrato di volere, allora la collaborazione potrebbe estendersi dal campo dell'economia - nel quale già si manifesta - anche a quello della politica.

     Si argomenta spesso che questa è una piccola regione. Ebbene, imboccando questa strada, ci si propone di farla più grande territorialmente, più popolata (rafforzando, tra l'altro, anche la presenza di venetofoni) ed economicamente più forte. Pordenone potrebbe forse rifiutare l'appoggio di Udine? Le alleanze durature si costruiscono dando e non solo chiedendo. resterebbe la questione del Friuli orientale.

      Ma se quei neoeletti parlamentari dell'area triestina (e pure Sgarbi, eletto altrove ma consenziente in campagna elettorale) presentando davvero proposte di legge per la costituzione della Provincia autonoma di Trieste, anche i goriziani avranno modo di chiarirsi le idee.

Gino di Caporiacco