Lo “scherzo” del professore e la politica autonomista.

(Ceccotti e Illy, due mezze verità che potrebbero diventare una sola, quella Riformista.)

Il Friuli elettorale, in questo momento di trasformazioni e di evoluzioni politiche, è il laboratorio di riferimento nello scenario politico italiano. L’esito delle consultazioni regionali inciderà sui sistemi civili delle tre culture europee (latina, germanica e slava), che da qui si dipartono e che qui s’incontrano e l’Autonomia di cui la Regione saprà dotarsi, diventerà fondamentale per i rapporti con l’Europa che cresce. La geografia insegna sempre la storia, ma è la politica che la condiziona. Certamente se a prendere in considerazione “il concetto di autonomia” fosse “il popolo di sotans” che per secoli è dovuto rimanere estraneo alla politica e al potere, perché impegnato a lottare per sopravvivere, allora dovremmo disperare e potremmo chiamare il Friuli “una regione senza politica”. Per fortuna e merito nostro, ormai non è più così. Durante l’ultimo anno abbiamo avuto la sensazione di assistere al cambiamento di “una popolazione che diventa Popolo, facendo politica”, anche per l’interminabile “full immersion” in una campagna elettorale nata molto prematura, che ha coinvolto gli addetti ai lavori in modo inusuale e straordinario.

Ogni sasso del nostro Tagliamento politico è stato girato, rivoltato e considerato da mani e occhi interessati e critici, i più disparati. E’ un momento delicato per la maturazione dell’autonomia dentro l’anima antica di un Popolo, nuovo e aperto verso mondi altri e diversi, senza confini da difendere, ma con problemi da risolvere. Lo verificherà con la risposta forte e chiara che saprà dare a se stesso, superando scoramenti e disillusioni estemporanee. E, se il suo obiettivo è l’autonomia, sostenga ora gli intellettuali e le classi sociali più responsabili e preparate, che lo rappresentano, distinguendo ed emarginando i comportamenti emotivi, irrazionali e fuorvianti di coloro che antepongono interessi e punti di vista personali ai fondamentali obiettivi dell’Autonomia e delle Riforme. Non possiamo dimenticare che lavorando uniti, Popolo e Classe dirigente, hanno portato la nostra Società civile a livelli di vita prima sconosciuti. I risultati degli ultimi decenni di prove straordinarie, hanno fatto riconoscere anche oltre confine, i valori morali, le capacità e le qualità di un Popolo intero (non più solo di singoli illustri personaggi !), divenuto centrale, dopo essere stato per secoli, quasi inesistente ed inutile per la marginalità territoriale e per la pochezza economica e culturale. La nostra Regione è destinata ad essere determinante, ma prima deve convincersi fino in fondo dell’importanza di diventare politicamente autonoma e moderna. Questa consapevolezza ha trovato un senso ed uno spessore politico nel Documento presentato, il 28 marzo scorso, dal Sindaco dimissionario di Udine, Sergio Cecotti, incentrato sui concetti di Autonomia e di Modernizzazione. La reazione immediata dei presenti non è stata quella sperata. Nel momento topico, la storia e la mentalità friulane si sono manifestate come il luogo “dulà che il Prudêl nol cjape pal cravatin “la int” che no capissin, o piês, che no vuelin capî l’impuartance de unitât par frontâ i problems; dulà che “la int” a corin a judâ il Vincidôr e dulà che nol esist ancjemò un Popul madûr e politichementri coragjôs, bon di sielgisi i Sorestants, cence cori daûr a pinochios rongants e capricjôs che, saldo, si bùtin a slàs sul teatrìn de politiche.”

Qualche serioso commentatore ha pensato alla riedizione di quello storico “27 febbraio 1511, giovedì grasso, di rivolta e di stragi”, come metafora di una liberazione da…Trieste.

Le forme di scollamento e le turbolenze politiche prodotte dalla proposta potranno essere analizzate e messe a frutto, soprattutto col dialogo, perchè i contenuti, le analisi ed il respiro politico, esposti da Cecotti, sono condivisibili e potranno diventare la base del rinnovamento regionale.

Per chiudere il cerchio logico delle considerazioni ci voleva la Sua candidatura alla Presidenza regionale. Invece, tutto è sembrato quasi uno scherzo! Tanto che gli autonomisti, storici e non, hanno manifestato una certa delusione per “l’ambiguità” dell’ex Sindaco il quale, pur distaccandosi dalla Lega e criticando la CdL, non ha esposto con chiarezza la propria posizione politica.

Nel giudicare emotivamente però, essi hanno confuso “l’ambiguità dei comportamenti” durante la gestione del potere come Sindaco, con “la manifestazione del dubbio” prima della Scelta di Parte, tesa a raggiungere il potere, in futuro.

Infatti, Cecotti, come Sindaco, ha dimostrato di fare bene il suo mestiere, usando l’ambiguità, nel rispetto delle regole e delle forze politiche che lo sostenevano. Mentre, come candidato Sindaco, sembra aver risolto “il dubbio” fra laicità riformista e ideologia massimalista, scegliendo la via della privatizzazione-personalizzazione sia in economia sia in politica, accordandosi con Illj, con durata a termine. Con l’imperativo di prendere il potere, innanzi tutto, anche in condominio. Forse chi conosce Cecotti può aver intuito perché abbia rinunciato ad una posizione di forza, non alla vittoria certa, candidandosi alla guida dell’autonomismo friulano, intorno al quale le altre forze politiche, con Illj, avrebbero potuto scegliere di compattarsi, e quindi di proporsi per la Presidenza regionale. A questo punto, più che le persone fisiche, considerate nefaste per l’autonomia friulana, è “il concetto di visitors” che potrebbe diventare un boomerang per chi ha chiesto l’autonomia ad un Candidato, il quale, se eletto, malgrado qualsiasi accordo bilaterale, non rappresenterà la politica delle parti che lo hanno proposto, sostenuto e votato. Perché, in ogni modo, sarà titolare di un potere altro, se non assoluto, senz’altro ambiguo. L’autonomia fatta intendere da Cecotti resta paradossalmente “une sotanance”, non il principio imprescindibile per qualsiasi soggetto politico, impersonale, che voglia fare politica. E’ l’aspirazione ad “un’autonomia limitata”, che si adatta ai processi evolutivi storici, come dopo le rivoluzioni.  Non è “l’Autonomia” che modifica gli stessi, adattandoli a sé.

Questa può essere intesa come la mezza verità di Cecotti.

L’altra mezza verità è rappresentata da Illj e conduce sempre al medesimo imperativo: intanto prendere il potere. Nella sfera di cristallo in cui si trova “il verbo Illiano”, difeso d’ufficio da un centro sinistra d’impostazione catto-comunista, ci sono tutte le rivoluzioni necessarie per far fare alla nostra Regione un salto di qualità ideologico-liberista, invece di costruire un vero riformismo laico e liberale. Cecotti e Illj sanno tutto questo. Sanno anche, benissimo, che dopo l’8 / 9 giugno, comunque vadano le consultazioni elettorali, la gente (forse) vorrà saperne di più su che cosa sta accadendo nell’intera Regione. Forse si farà anche politica. Forse molti fedeli militanti dei Partiti storici e molti di coloro che si dicono liberi pensatori, saranno indotti a chiedersi: “Dove e con chi siamo stati negli ultimi 12 mesi?” Le divergenze sulla candidatura della Signora Guerra non hanno modificato in quest’ultima i convincimenti sull’autonomia del Friuli e non sminuiscono le sue possibilità di realizzarla, “anche o soprattutto col consenso del Presidente del Consiglio”.

La situazione politica, con attori così motivati, così bravi e così disinvolti nel percorrere la loro strada verso il potere, mai è stata favorevole, come ora, alla realizzazione dell’Autonomia politica ad ogni livello, nella Regione. Cecotti e la Guerra, giustamente, la considerano “la risorsa imprescindibile per lo sviluppo” della nostra Regione. Cecotti inoltre, si pone come prezioso valore aggiunto, anche rispetto alle necessarie riforme, che egli ha esposto nel citato Documento, con la voce ideologica di “modernizzazione”.  Ma il Popolo friulano saprà voler questo o vorrà altro?

Ai Partiti e ad altri soggetti che, indistintamente, hanno passato quest’anno sabatico in sotanance, rimarrà una disastrosa situazione identitaria, una totale incapacità propositiva, un vuoto d’idee pericoloso, un’assoluta incapacità di proporre programmi e, soprattutto, si ritroveranno ad affrontare il futuro senza una classe politica dirigente degna di tale nome.

Una vera tabula rasa. Un risultato che paradossalmente dovrà essere considerato estremamente positivo, un  cambiamento epocale che imporrà una fredda e spietata riflessione sulla validità e sull’attualità di strutture organizzative rigidamente asservite ai principi di gestione ideologica o fideistica del potere. L’Autonomia e le Riforme nascono negli spazi vitali prodotti dalla laicità e crescono col confronto di quelle idee politiche che sanno tener conto delle innovazioni tecnologiche e culturali, nonché delle tradizioni, di una società aperta.  Questo modo di fare politica, asseconda le esigenze dell’importantissimo richiamo europeo, che passa NECESSARIAMENTE attraverso l’Autonomia e le Riforme socio economiche.

Gemona, 10 aprile 2003.

                                                                      Claudio Sangoi         

                                              Capogruppo della Lista CivicaGemona e Oltre – Oltri Glemone                            

                               Consigliere nel Comprensorio Montano del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale.