Bilancio Consuntivo 2002
Intervento sul punto 1 dell’OdG del Consiglio Comunale del 24/04/03:
“Rendiconto della Gestione 2002 – Approvazione”.
Da sempre abbiamo individuato nella mancanza di solide fondamenta politiche, il vero nodo esistenziale di quest’Amministrazione. Col nostro fermo e corretto comportamento, con costanza, ne abbiamo prima messo in risalto i limiti e le chiusure e poi abbiamo dato tutte le indicazioni che ritenevamo utili, se non indispensabili, per costruire le prospettive di sviluppo per il futuro della Città. La giustezza del nostro punto di vista è stata, purtroppo, confermata anche per l’anno 2002. Considerato il fatto che le impostazioni mentali conservatrici ed i comportamenti autoritari, per loro natura, frappongono ad ogni cambiamento non funzionale, ogni sorta di resistenza, noi sappiamo che, comunque, dovremo continuare nel nostro lavoro di sensibilizzazione, d’informazione e di collaborazione per la crescita dei valori civili e sociali nella società. Muovendo dal Bilancio Preventivo del 2002 che, ricordiamo, non abbiamo votato, dopo aver però ancora una volta incentrato il nostro intervento sulla mancanza di partecipazione, di democrazia e di politica nella gestione della cosa pubblica. Ora l’approvazione del Bilancio Consuntivo 2002, ci permette di indicare i nodi che insieme, ma con diversità di opinioni, ci sentiamo chiamati ad affrontare per far uscire Gemona da una situazione molto delicata.
Per fare bene, ci sono tutte le opportunità esterne al Comune. Invece non ci sono le condizioni interne. Quelle dei rapporti che uniscono i cittadini, oltre gl’interessi privati e personali. Quelle del senso comune e dell’indirizzo politico, che l’Amministrazione Comunale può e deve darsi nell’esercizio della sua Autonomia istituzionale, ma che ancora non ha manifestato. Queste carenze hanno procurato danni diretti immediati per la sanità, l’economia e la gestione del territorio e complicato i futuri rapporti verso l’esterno, come avverrà col Comprensorio Montano. Ancora, come esempio, vedasi la posizione del Comune riguardo alla costituenda Provincia dell’Alto Friuli, per la quale avevamo presentato due anni fa una Mozione, ignorata dall’Amministrazione, per discutere, per conoscere a fondo e per decidere sull’argomento, in questa Sede.
La congenita situazione di non chiarezza e d’insicurezza ha le sue origini nella nostra cultura politica debole, che ci porta all’autodifesa, al vittimismo, al populismo, alla dipendenza, alla sfiducia verso le istituzioni e verso le leggi. Possiamo verificare ciò anche attraverso l’analisi del Bilancio che stiamo approvando. Ad esempio, sono stati disattesi i contenuti del Dlgs n.267 del 18/08/2000 (Testo unico sulla gestione degli Enti Locali), che prevede la separazione delle responsabilità amministrative e funzionali da quelle politiche, che impone la descrizione dei progetti secondo le funzioni e vuole indicati i nomi dei responsabili delle gestioni. Sempre tenendo conto della dimensione del Comune.
Questi limiti e comportamenti politici opportunisti, lavorano contro i cittadini e li privano, oltre che dei diritti previsti dalle leggi, anche di quello spirito educativo verso la crescita democratica, che le norme contengono. Anche su quest’argomento esiste una nostra Mozione, inevasa, del 2000. Abbiamo valutato con attenzione i dati e le relazioni di bilancio in uno con quella dell’organo di Revisione. Essi mettono in evidenza i limiti d’efficienza della Macchina amministrativa comunale e fanno percepire l’incombente peggioramento della qualità della vita dei cittadini. Infatti, il calo della popolazione e l’invecchiamento di quella residente, sono segnali negativi, prodotti dalle scelte dei cittadini, che si rivolgono altrove per trovare risposte adeguate alle loro esigenze.
Il riflesso lo troviamo sui dati di bilancio, in termini di ritorno di reddito (per le persone) e quindi di Entrate comunali, sempre più tirate ed insufficenti. Sulla calante formazione di ricchezza nuova prodotta dal lavoro (che è in difficoltà), e che non è quella data dalle speculazioni volatili e personalizzate, a valle delle note Varianti del Piano Regolatore. Ancora. Il costo e la qualità dei servizi erogati ai cittadini, vero termometro sociale della loro ricchezza minima, solidale e giusta, vanno oltre i numeri del bilancio, che sono esigui. La qualità della vita peggiora per gli anziani, che sono una gran risorsa sociale, non un peso, così come peggiora per coloro che hanno difficoltà a trovare lavoro, di fronte al crescente costo della vita. Non abbiamo dubbi che l’Amministrazione non sia tranquilla e soddisfatta in questo settore, che richiede una costante cura ed attenzione. Un altro problema frena la nostra società civile, sempre più localista e chiusa. E’ quello dei muri comportamentali e delle risorse personali non utlizzate, perché lasciate inespresse, che si possono leggere negl’investimenti di spesa corrente per € 303.263,90 e di spesa in c/capitale per € 39.914,80, alla voce Cultura e con minore importanza, ma non di spesa, per il Turismo, con rispettivamente € 20.658,27 per Spese Correnti e € 127.500,00 in c/ capitale e per lo Sport e Ricreazione ancora per € 74.709,73 e € 2.560.098,46 (di cui € 2.530.000,00, ancora in alto mare, per la piscina, con tanti saluti al Palazzetto dello Sport. A suo tempo fermamente voluto! Per capire queste voci di bilancio è necessario sapere bene chi sono i destinatari-gestori delle risorse e ricostruire la situazione politico temporale nella quale vengono attribuiti, in relazione al consenso che si vuole ottenere. Esse cambiano in relazione al modificarsi delle situazioni interpersonali e non perché si sono modificati i bisogni e le politiche gestionali. Un esempio, clamoroso e pieno di significato è stato dato da un semplice e quasi goliardico scambio dialettico fra due colleghi Consiglieri, di culture diverse, verificatosi in questa Sede, il 30/09/2002.
La situazione, di per se intangibile, è divenuta giuridicamente consistente, dando valenza ad una cultura e ad una mentalità civile ormai dovunque superate, quando è stata posta sotto la luce di un “rapporto di serio contrasto fra due minoranze” che convivono a Gemona. Il caso, ormai chiuso, deve però farci riflettere. Deve soprattutto essere messo in luce positiva, come un’insperata riscoperta d’identità, di dignità e di culture, prima appassite ed in sonno, che insieme alle numerosissime altre, qui esistenti, dovranno imparare a coesistere, se non ad integrarsi, come dovrebbe essere dopo decine d’anni di convivenza su di un territorio, da parte di nuovi venuti. Non già da separati in Gemona o da portatori d’illustri e reciprocamente sconosciute culture altre.
La storia non si ferma. L’evoluzione e la democrazia si possono ritardare, non fermare. A Gemona, fra le altre dodici, vive una minoranza del 95% di cittadini d’etnia, di lingua e di mentalità friulano-gemonese. Non rappresenta un caso, ma è la costruzione di una realtà e di una civiltà che dura e si evolve da secoli in Friuli. E’ un caso invece che questi concittadini (i soli in Italia) si debbano chiamare “fortunati e privilegiati” per avere a disposizione un apposito Assessoreato alla cultura.
Noi pensiamo che sia più comprensibile la funzione di un Assessore, che ancora non si è accorto di vivere in uno stato di diritto, che non di un Sindaco, che pensa di essere ancora in pieno medioevo e non nel 2003.
Per questo motivo, in buona fede, riteniamo di dover riconoscere all’Assessore tutto lo sforzo che deve sostenere per poter portare avanti “in condizioni psicologiche ed ambientali disagiate” il suo lavoro di difesa, di ricostruzione e di diffusione di una cultura che per forza di cose, se così intesa, sa di ghetto e di autoemarginazione. Per parte nostra riteniamo invece che la cultura friulana sia più che mai viva e vitale e degna della massima considerazione ed autonomia. Siamo convinti che questo popolo, multiculturale, plurilingue, pieno di radici e di logiche le più diverse, che ha saputo risorgere fisicamente dal terremoto, anche con l’aiuto del mondo che ne conosceva già i valori morali e le qualità dimostrate ovunque sul campo, abbia intatte le risorse interiori necessarie per fare ancora un passo avanti nella qualità della sua vita e civiltà.
A Gemona forse non abbiamo capito tutto questo, perché il Popolo è solo uno strumento in mano a chi ha il potere e non è ancora in grado di scegliersi la sua strada. Attraverso l’Assessore alla cultura il Popolo, la gente di Gemona, potrà ritrovare le proprie radici più autentiche nella memoria dell’identità più genuina e usare le risorse della creatività rivisitando la propria storia e cultura.
Per ognuno di questi singoli concetti esistono in Gemona testimonianze e persone adatte alla sua rinascita, come esistono risorse finanziarie Regionali, Statali ed Europee in grado di sostenere e risvegliare lo spirito dei gemonesi, che giace sotto di una pervasiva mancanza di cultura e d’iniziativa politica, non più sopportabile. Facciamo qualche esempio.
- Dietro l’imponenza delle Manifatture di Gemona, con i suoi problemi che anche in questa Sede abbiamo considerato, c’è tutta la secolare storia del passaggio, da parte della comunità gemonese, dalla cultura e civiltà contadina alla civiltà industriale. Perché non s’incomincia a pensare ad un museo del lavoro e della cooperazione in ambito comprensoriale, con valenza almeno regionale, che raccolga, conservi e rimandi ai nostri figli la memoria di tanti sacrifici e valori e la cultura di tante iniziative?
- Da almeno quindici anni si continua a guardare la gru che vigila la diroccata area del Castello. S’incolpano le Belle Arti e le Istituzioni culturali, della ricerca e della conservazione archeologica per i ritardi nell’ultimazione dei lavori. Perché intanto non si sono impiegati tutti questi anni per incominciare a valorizzare, a far conoscere a conservare ogni reperto possibile, che parla delle passate vicende storiche del nostro territorio? Avremmo guadagnato tempo, fatto buoni investimenti e probabilmente creato qualche posto di lavoro diretto ed indirettamente nel turismo e nella cultura. All’Assessore alla cultura friulana diamo tutto il nostro appoggio affinché attraverso “la vera cultura”, senza aggettivi, che parta dal rispetto della gente, dal buon uso del suo territorio con le sue risorse umane e storiche, tutti i Gemonesi si possano ritrovare nella convinzione di cambiare registro e suonatori.
Le altre valutazioni riguardanti le poste fisiche ed amministrative del Bilancio possono essere trattate nei singoli uffici del Comune.
Gemona del Friuli, 24 aprile 2003.
Claudio Sangoi
Capogruppo della Lista Civica –
Gemona e Oltre / Oltri Glemone.