Cecotti ha
concesso alla Cdl
il salone del Parlamento
In questi giorni ho letto, non senza una punta di divertimento, i lamenti
levatisi da parte di chi ha considerato “uno schiaffo all’autonomia del Friuli”
la scelta, da parte della Casa delle libertà, di investire Alessandra Guerra
quale candidata alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, nel salone
del Parlamento della Patria del Friuli, sito nel Castello di Udine.
Innanzi tutto, da friulanista, debbo essere lieto per il fatto che – in elezioni
regionali – Udine abbia sopravanzato Trieste quale centro della politica
regionale. In perfetta solitudine, assieme agli amici del Movimento Friuli e a
pochi altri, vado da tempo sostenendo che la riscrittura dello Statuto regionale
dovrà prevedere la ricollocazione della capitale, qualora si voglia mantenere la
regione così com’è, in altra città che non sia Trieste, posto che è venuta meno
qualsiasi particolarissima ragione che prevedesse, quarant’anni or sono,
l’eccentricità di una capitale rispetto alla stragrande parte del territorio,
costituito peraltro da una popolazione maggioritaria, quella friulana.
Secondariamente, baggianate e in alcuni casi autentiche asinerie sono state
scritte riguardo alla sacralità del Salone del Castello. Se soltanto qualcuno,
non necessariamente appassionato d’arte e magari anche del tutto ignorante di
storia, si fosse soffermato a visitarlo, avrebbe notato il trionfo della
“venezianità” al suo interno. Ma di quale Patria del Friuli stiamo parlando,
posto che nel Salone dominano gli stemmi nobiliari delle famiglie venete che si
succedettero quali luogotenenti della Patria del Friuli a partire dal 1420,
tristissimo anno in cui cessò l’indipendenza friulana per soggiacere a quella
della Serenissima Repubblica di Venezia?
E, ancora, a quale titolo qualcuno parla del Parlamento della Patria del Friuli,
singolarissima istituzione che sarebbe il caso di nominare avendo innanzi tutto
rispetto per la storia dell’istituzione e per la storia dei casati nobiliari
friulani che ne fecero parte, alcuni dei quali ancora rappresentati da persone
viventi?
Ma non è questo il nocciolo della questione. Il ridicolo di tutta la vicenda è
dato dal fatto che è stato Sergio Cecotti, sindaco di Udine, assieme alla sua
giunta comunale, ad autorizzare l’ingresso di Berlusconi, Fini, Bossi e Follini
nel Salone del Parlamento della Patria del Friuli.
Infatti, com’è noto, il Comune è proprietario del Castello e di ogni suo annesso
e connesso e si è ritenuto di inserire il Salone del Parlamento quale sede di
manifestazioni politiche definite quali «servizi pubblici a domanda
individuale». Nove anni fa, quando chi scrive era assessore alla cultura e ai
beni culturali del Comune di Udine, il Salone del Parlamento era concesso
raramente e soltanto per manifestazioni a finalità rigorosamente culturale.
Probabilmente Sergio Cecotti, troppo impegnato nel disegnare percorsi politici
per se stesso, non ha ritenuto – in questi quattro anni e mezzo che lo hanno
visto sindaco di Udine – di destinare il “veneziano” Salone, ritenuto a torto
(nostra sommessa considerazione, posto che il Salone è indissolubilmente realtà
e idealità) simbolo di una presunta indipendenza friulana (idealità) che la sua
concretezza (realtà) certamente non raffigura, alle sole manifestazioni
culturali.
Di fronte alla domanda individuale rappresentata dal “vil denaro” versato dalla
Casa delle libertà per la presentazione di Alessandra Guerra (tra l’altro
iscritta alla Lega Nord così come a quel partito è iscritto, sino a prova
contraria, Sergio Cecotti, dimessosi da sindaco ma non da uomo di partito), il
Comune si è messo, assai poco autonomamente, sugli attenti, costretto a
rispettare regolamenti che esso stesso si è dato.
Forse dobbiamo considerare le dimissioni di Cecotti un pentimento tardivo?
Ma il buon Sergio, che non è stato capace di cogliere il momento nel quale gli
autonomisti gli chiesero l’atto di coraggio di candidare alla presidenza della
Regione, non dovrebbe essere il primo tifoso della collega di partito
Alessandra? Misteri della politica e della fisica teorica.
Alberto di Caporiacco
Lega Friuli - Fuarce Friul
pubblicato sul Messaggero Veneto
rubrica Lettere del 15.03.2003