I doppi e tripli incarichi dei sindaci

Ad urne chiuse credo vada portata a conoscenza dell’opinione pubblica l’ormai invalsa abitudine di consentire a certuni l’esercizio di doppi e in alcuni casi persino tripli mandati elettivi.

E’ ormai diventata pessima moda dei partiti politici, in spregio delle più elementari norme di democrazia – oltretutto costituzionali – che dovrebbero consentire a tutte le persone l’accesso agli impegni elettivi, sovraccaricare sindaci di altri (in alcuni casi ben più remunerati) mandati.

Se l’attuale consiglio regionale annovera tra i suoi 60 componenti 6 sindaci ovvero il 10 per cento dei componenti l’assemblea legislativa (Alzetta, Baiutti, Baritussio, Londero, Molinaro, Petris), ancora peggio è l’appena rinnovato consiglio provinciale di Udine che può contare 7 sindaci tra i suoi 30 componenti (Burelli, D’Andrea, Macorig, Iacop, Giordano Menis, Paolo Menis, Picco, anche se quest’ultimo pare traballante e non garantito dal doppio incarico). Penso faccia riflettere che il 23,3 per cento dell’attuale consiglio, ovvero quasi un quarto di esso, sia costituito da sindaci, equilibristi tra il rappresentare gli interessi particolari del proprio Comune a casetta loro e tutti i cittadini della Provincia di Udine, ovvero interessi generalissimi, a Palazzo Belgrado. Come questi 13 signori possano conciliare le due cose Dio solo (e la loro coscienza) lo sanno.

Singolare la decisione dei Verdi di candidare e far eleggere in provincia (nel collegio di Paularo) il deputato Corleone di cui già immaginiamo il pruriginoso interesse a compiere viaggi in Friuli per partecipare alle sedute del consiglio provinciale.

Nessuno, ne siamo sicuri, riuscirà però ad eguagliare il record di Pietro Fontanini, il quale dal 1999 al 2001 è riuscito ad essere contemporaneamente deputato al Parlamento, consigliere provinciale e sindaco di Campoformido. Ora gli restano mestamente solo due mandati, non essendo stato ricandidato in provincia.

Poca fantasia dei partiti politici, bravura mostruosa di questi personaggi capaci di curare interessi a volte concorrenti e contrastanti o una nuova ondata di ritorno alla prima Repubblica con creazione di politici di professione? Noi, sommessamente, crediamo che la verità sia un’altra: la creazione di partiti semplificati, quelli degli eletti o dei collezionisti di cariche, alti notabili per decisioni sempre più ristrette e riservate, in spregio alle elementari norme della democrazia.

 

                                                                                                            Vittorio D’ANTONI
                                                                                    membro della direzione di Fuarce Friûl 
                                                                                    e consigliere della Comunità Montana di
                                                                                                        Gemona del Friuli

 Udine, 16.06.2001